Una Lettrice

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A volte ritorno, Niven John

un libro con una grande colonna sonora  

"Dio non è solo ultradepresso. Anche molto incazzato. L’unica soluzione, pensa, è rispedire sulla Terra quello strafatto di suo figlio." In paradiso Gesù se la sta sciallando, fuma canne di maria mentre suona la chitarra con Jimi Hendrix, quando suo Padre, lo rispedisce giù, sulla terra, a new york nel 2011, per mettere in testa agli uomini che l’unica cosa da ricordare era "Fate i bravi".

Parlo di questo libro qui http://www.ibs.it/code/9788806209223/niven-john/a-volte-ritorno.html

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I love Tiffany di Marjorie Hart

Letture da fuso orario

Il malessere da fuso orario (7 ore!) mi impedisce di dormire. Passo le notti a leggere I Love Tiffany, il genere di libro che compra mia madre al supermercato e che io non comprerei mai. In effetti l’ha comprato proprio mia madre,forte degli sconti che fa in questo periodo l’editore, che mi è venuta a prendere all’aeroporto e, mentre aspettava che il mio aereo atterrasse, l’ha finito e ne è rimasta entusiasta. Io,per ringraziarla di essermi venuta a prendere, gliel’ho rubato. Non sono entusiasta quanto lei, però come lettura delle tre di notte, quando sei esausto ma non riesci a dormire e puoi solo lasciare che scorrano le ore mentre mangi panini nel letto, è ottimale.


Parlo di questo libro qui http://www.ibs.it/code/9788854139657/hart-marjorie/i-love-tiffany.html

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Il libro delle illusioni Paul Auster

opinione molto personale e non condivisibile da altri. Ma la lettrice sono io, no?

Ho letto questo libro durante un volo intercontinentale di 10 ore. 
A 10mila metri d’altezza,quando l’aereo ha preso quota, ho iniziato a leggere. 
A pagina 10 c’è un disastro aereo descritto con minuzia di particolari. 
Forse per questo ho dato 3 stelline e non ho gustato appieno la scrittura di Paul Auster che si distingue per la ricchezza lessicale, la struttura narrativa incalzante, e la malinconia soffusa.

Parlo di questo libro qui http://www.ibs.it/code/9788806165000/auster-paul/libro-delle-illusioni.html

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Perchè Thomas Bernhard non ha mai ricevuto il premio Nobel?

Bernhard, se non fosse stato Bernhard, avrebbe potuto dire che lui e il nipote di Wittgenstein, il famoso filosofo, erano molto molto amici. Fratelli, quasi. Che come loro non si voleva bene nessuno. Che aveva assisitito l’amico fino alla fine dei suoi giorni. Avrebbe potuto raccontare che Paul era un genio incompreso e avrebbe potuto tacere sulle lunghe degenze dell’amico in ospedale psichiatrico e sulla sua lunga malattia. Avrebbe potuto raccontarci del nipote di Wittgenstein, il famoso filosofo come di un uomo dalle mille qualità. E invece. 


Berhard con la sua scrittura vorticosa, che si avvolge e si arrotola su se stessa, ci mostra Paul per quello che era: un essere umano con problemi psichici, colto e raffinato,a tratti patetico, sincero e molto solo. 
L’amico Paul chiede a Bernhard di scrivere il discorso per il suo funerale, ma Bernhard non c’è quando Paul muore. A dire la verità Bernhard non c’era nemmeno prima,e ce lo racconta, quando la malattia di Paul degenera e Paul non è più il brillante aristocratico viennese pieno di soldi e cultura, Paul è un poveraccio che vive in una stanza sola, sporca, male arredata e probabilmente fredda. 
La scrittura di Bernhard è vorticosa. Parte alla lontana Bernhard. Dice una cosa, poi la ridice e poi la ridice ancora rafforzandola fino a spogliare quel fatto da tutti i fronzoli della diplomazia. “Io non voglio ingentilire la realtà o abbellire le cose”, scrive. Il cerchio si stringe e rimangono i fatti, spogliati da ogni convenzione, a rappresentare la nuda realtà. “a nessuno piace assistere un malato”. “quando vedevo Paul per strada cercavo di evitarlo” “sono stato tante volte nel bar sotto casa di Paul ma non l’ho mai chiamato” “quando è morto io non c’ero”.Bernhard ti prende ti obbliga a fare i conti con quella parte degli esseri umani, di tutti gli esseri umani, che corrisponde molto poco all’immagine che abbiamo di noi stessi. Ci vediamo buoni, capaci di aiutare un amico in difficoltà, capaci di ricordarlo dopo la sua morte con parole di elogio. Capaci di non concedersi il gusto di fare del pettegolezzo (Una volta Paul è salito in taxi e ha detto solo “Parigi”).Bernhard ci dice che siamo anche egoisti, vili, meschini e pavidi. e io sono d’accordo con lui.Se morisse un vostro amico voi andreste sicuramente a rendere omaggio alla tomba, vero? Perchè siete buoni. E non potete dimenticarvi dell’amico. Io invece non lo so. Forse non troverei il tempo. Ovviamente spero di trovarlo e vorrei trovarlo ma non posso mettere in conto che forse, per i casi della vita, non lo troverei. E Bernhard? Bernhard, come dice nell’ultima frase del libro, non c’è ancora stato.

Thomas Bernhard Il nipote di Wittgenstein, un’amicizia, Adelphi

Questo libro è stato proposto da un ragazzo del Gruppo di Lettura che frequento

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Paralizzati dalla paura di vivere

Una ragazza di 28 anni, laureata in lettere, napoletana, vuole insegnare italiano e latino, per lavorare deve trasferirsi a Torino, per un anno, per fare l’insegnante di sostegno a ragazzi disabili. Il romanzo tratteggia la situazione di sofferenza e incertezza in cui si trovano coloro che insegnano, dove precarietà e scarse risorse economiche, scarse strutture e, purtroppo, scarsa professionalità sono la norma.

Il libro non grida allo scandalo e non assume un tono di denuncia. La cosa che mi ha colpito, al contrario, è l’atmosfera rassegnata che connota tutta la vicenda descritta. L’atmosfera perdente potrebbe graffiare, come nei romanzi di Yates, cantore di vite insoddisfatte, o potrebbe mordere il lettore, come nei romanzi di Thomas Bernhard. Le vite precarie della Marchetta invece sono paralizzate dalla paura. La paura ritrova come visione di fondo e serpeggia per tutto il libro. Giusi Marchetta descrive la precarietà come stato di vita: le amicizie vere sono lontane e quelle vicine sono superficiali, l’amore vero è finito, Torino è una gelida Siberia, gli attacchi di panico della protagonista sono quasi giornalieri, i corridoi della scuola sono lunghi, gli spifferi sono gelidi, i ragazzi disabili sono Psyco pronti ad infilarti una matita negli occhi, a te, che volevi insegnare italiano e latino nella città dove sei nata e invece ti trovi a mille chilometri di distanza a fare lì insegnante di sostegno senza altre risorse che non te stessa. Il libro si legge d’un fiato: scivola via tranquillo, con una scrittura fluida intervallata da piacevoli flashback. Per essere un’opera prima merita una lettura. 

Giusi Marchetta, L’iguana non vuole, Rizzoli, 2011

Questo libro mi è stato regalato. 

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